ROMA 25 novembre 2023 - 2007 migliaia di  donne in piazza, per non dimenticare.

 

Saluti dal Circolo.

 

 

Dal Web: www.radiondadurto.org

LA MAREA TRANSFEMMINISTA INONDA ROMA. NON UNA DI MENO: “SIAMO ALMENO 500 MILA”

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25 Novembre 2023 - h: 19:01

Con in testa un grande striscione “Transfemministe ingovernabili” è partito quessto sabato pomeriggio dal Circo Massimo di Roma l’imponente corteo di Non Una Di Meno contro la violenza sulle donne e la violenza di genere, in occasione della giornata del 25 novembre.

Ad aprire la manifestazione lo spezzone dei centri antiviolenza. La marea fucsia ha invaso Roma, raggiungendo Piazza San Giovanni nel tardo pomeriggio. “Siamo almeno almeno 500mila” – La stima è delle organizzatrici di Non una di meno. La Capitale si è così mobilitata per la Giornata internazionale contro la violenza di genere e che “Non Una di Meno” ha chiamato la marea in piazza per l’ottavo anno consecutivo, “con più rabbia che mai”. La mobilitazione “non vuole essere una commemorazione delle vittime di femminicidio ma un punto di concentrazione della rivolta alla violenza strutturale che colpisce le nostre vite”, hanno ricordato dalla corteo.

Centinaia di migliaia le persone riunite con i volti segnati di rosso, o con dei fazzoletti al collo viola. Per Giulia Cecchettin, per le tante, troppe, vittime di femminicidio, hanno urlato in coro con le chiavi in mano le molte giovani in coro “ci vogliamo vive. Contro il patriarcato”. E contro le misure “insoddisfacenti” del Governo.

Azione poi nel pomeriggio a Roma a una delle sedi dell’associazione antiabortista ProVita e Famiglia. Non Una di Meno in viale Manzoni a Roma hanno aperto uno striscione recante la scritta “voi ProVita, noi ProVibra” accendendo alcuni fumogeni. Cariche da parte delle forze dell’ordine durante il blitz transfemminista ... Link:

LA MAREA TRANSFEMMINISTA INONDA ROMA. NON UNA DI MENO: “SIAMO ALMENO 500 MILA”

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CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA
GIANCARLO LANDONIO 

VIA STOPPANI,15 -21052 BUSTO ARSIZIO –VA- Italia

(Quart. Sant’Anna dietro la piazza principale)       

e-mail: circ.pro.g.landonio@tiscali.it

Archivio giornali murali affissi in prov. di Varese anno 2007.

 

SUPPLEMENTO giorn. murale del 1/12/2007 anche in alleg. formato PDF.

 

La violenza dell'uomo sulla donna è la forma più corrente di oppressione di ogni società divisa in classi. Schiavismo, feudalesimo, capitalismo si riproducono sul maschilismo.
Le radici del maschilismo risiedono: nello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, nel dominio degli sfruttatori, nella proprietà privata, nella famiglia.
I meccanismi attuali della violenza maschile contro le donne stanno negli sviluppi più recenti del dominio capitalistico, nel "sistema finanziario-parassitario" in cui esso si è trasformato dal 1980, e si chiamano per limitarci ai principali: individualismo o personalizzazione massima, mercificazione-monetizzazione del corpo, primato della patrimonialità, impazzimento della famiglia, razzia padronal-statale del lavoro e delle risorse, sbranamento sociale, competizione a tutto spiano.
Respingere ogni forma di violenza maschile sulla donna. Promuovere organizzare attuare l'autodifesa femminile. Attaccare il potere statale supporto di ogni forma di maschilismo e di violenza dominatrice. Battersi per la parità effettiva tra i sessi e per una società riumanizzata di liberi ed eguali. Organizzarsi nel partito rivoluzionario.
Sulla manifestazione femminile di Roma contro la violenza maschile del 24/11/2007

Un gruppo di nostre compagne delle Sezioni di Busto Arsizio e di Milano ha partecipato alla manifestazione femminile di Roma per dare appoggio alla mobilitazione contro la violenza maschile e portare al corteo le nostre posizioni in materia. Riportiamo prima di tutto il volantino preparato il 22 novembre dalla Commissione Femminile Centrale e diffuso alla manifestazione. E diamo poi la nostra valutazione della stessa e le nostre indicazioni sul che fare.

"A tutte le donne, a tutte le giovani e giovanissime,

 "Rivoluzione Comunista" saluta con vivo piacere ogni proposito, azione, manifestazione delle donne contro la violenza maschile. Ogni espressione di questo tipo equivale ad affermare la dignità e l'autodeterminazione della donna. Ed è un segno, un fatto, un avvenimento positivo.

La violenza maschile sulla donna è la forma più comune di oppressione sociale che accompagna storicamente lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo; e che, nel periodo attuale che assomma tutte le nefandezze storiche dello sfruttamento, ha raggiunto l'estensione massima.

Il dato che viene oggi mostrificato con enfasi da più parti, ma senza trarre alcuna necessaria conclusione operativa, è che il sangue che scorre in casa è superiore a quello delle strade,dei tumori, delle guerre. A parte le guerre, di cui è disseminata la storia umana, le morti per incidenti stradali e per tumori sono, come l'estensione della violenza maschile, i risultati specifici del più recente sviluppo della società tardo-capitalistica. E urlano che se non verrà rovesciata questa società il sangue scorrerà ancora più abbondante.

È compito di ogni donna contrastare e respingere, in qualsiasi modo possibile, dove vive e si trova, la violenza maschile; opponendosi e contrattaccando inderogabilmente e insostituibilmente l'oppressore, l'autore della violenza; senza paura delle conseguenze che ne possano derivare. Di fronte alla violenza in atto solo questo contrasto conta ed educa, in tutti i sensi.

Certo per venire a capo dell'oppressione maschile, del maschilismo, non basta il coraggio e la forza del contrasto, individuale o collettivo, contro il maschio. Occorre sradicare imeccanismi della violenza maschile, alimentati dall'attuale società morente e incentrati sul dio denaro. In breve occorre rovesciare questa società.

 La donna forza motrice del rivoluzionamento sociale

Donne e ragazze debbono, pertanto, battersi contro ogni forma concreta di violenza maschile, pienamente consapevoli che la lotta può incidere solo se non si ferma al maschio ma miri al ribaltamento della società. Dunque esse debbono operare come forza motrice fondamentale del rivoluzionamento sociale.

È questo il caposaldo da cui muovere per fronteggiare l'ondata attuale di violenza maschilista e per combattere e sconfiggere in prospettiva ogni meccanismo di sopraffazione maschilista, di sfruttamento e di violenza dell'uomo sull'uomo.

In questa ottica e con questa premessa indichiamo le cose da fare sia sul terreno immediato che in prospettiva:

1°) adottare e mettere in atto le forme più congeniali di autodifesa;

2°) stabilire contatti e collegamenti tra ragazze e donne nel vicinato, nei quartieri, nei luoghi di lavoro, ecc., per contrastare ogni forma di violenza mediante il sostegno reciproco, la cooperazione, l’azione collettiva;

3°) formare Centri di Socialità come punti di aggregazione di ragazze e donne che intendono autonomizzarsi dalla famiglia o sottrarsi alla violenza familiare, fuori dal controllo di psicologi, assistenti sociali e poliziotti; per affrontare in modo collettivo e solidaristico i problemi femminili e di vita quotidiana;

4°) esigere la tutela delle ragazze costrette a prostituirsi, locali od immigrate, mediante l’assegnazione di alloggi, posti di lavoro, permessi di soggiorno;

5°) opporsi al ripristino delle case chiuse o all’apertura degli eros center, difendendo la piena libertà delle donne di decidere come e con chi stare; nonché ad ogni discriminazione nei confronti di omosessuali e lesbiche;

6°) le donne immigrate, in particolare quelle provenienti dai paesi musulmani, debbono ripudiare la soggezione tradizionale all’uomo; e unirsi alle donne più avanzate in un fronte comune di lotta per combattere la "violenza maschile" senza affidarsi ai commissariati e ai consultori;

7°) difendere la dignità femminile contro la crociata familistica e sessuofobica di Stato Chiesa e marciume parlamentare, affermando la piena autodeterminazione della donna e il diritto della stessa a disporre del proprio corpo contro ogni limitazione e manipolazione sanitaria e normativa. Attuare il controllo proletario sulla fecondazione assistita per salvaguardare la donna da ogni rischio di speculazione e/o manipolazione insito nella scienza medica mercantile;

8°) sviluppare in tutte le forme possibili e con tutte le formule organizzative la cooperazione e la solidarietà di classe.

Va sottolineato che la donna è la forza motrice della rivoluzione e che non può essere ridotta né deve ridursi a zattera della disgregazione, come vorrebbe la Chiesa. Perciò essa deve attrezzarsi dell'arma del partito; unirsi all'organizzazione rivoluzionaria, per svolgere appieno il suo ruolo. Le ragazze e le donne in genere debbono quindi affrontare con la forza dell'organizzazione e la volontà di lotta collettiva tutti i problemi di esistenza e i fenomeni di putrefazione in cui marcisce la società monetaria ed egotistica; e sostenere l'attacco allo Stato rentier terrorizzante di usurai e parassiti e al suo meccanismo di forza il militarismo totalitario."

 Un'imponente concentrazione di forza femminile

 Passando a valutare la manifestazione ci intratteniamo, prima di formulare il nostro giudizio, sugli aspetti oggettivi della stessa, soffermandoci naturalmente sui soli aspetti qualificanti.

Il corteo ha raccolto donne giovani e ragazze, provenienti da ogni regione, italiane e immigrate (cordoni di Rom e cospicua presenza di musulmane), in proporzioni tali da giustificarne la quantificazione in 150.000. Esso è stato caratterizzato da una certa radicalità, riflessa nei mille cartelli fatti in corsa, esprimenti posizioni contro la famiglia il papa il sicuritarismo anti-immigrati e a favore dell'autodifesa. E, nel complesso, ha tenuta ferma l'inibizione ai maschi, invitati a stare fuori dal flusso. Trattandosi di manifestazione aperta a tutte le donne (non alle parlamentari che su di esse fabbricano il proprio successo) il suo tratto di fondo è stato l'eterogeneità delle posizioni; in cui hanno tenuto relativamente banco gli istituzionali centri anti-violenza e i collettivi di femministe coi loro contrasti e devianti messaggi culturisti (educare il maschio a una sessualità rispettosa e all'ascolto del partner) o sessisti (il conflitto scaturisce dai sessi) e in definitiva legalitari (controllare la violenza maschile col codice penale).

Il nostro giudizio sulla manifestazione è che si è trattato di un imponente concentrazione di forza femminile, espressione dello scontro sociale in corso, della sua profondità e generalizzazione; e che il movimento femminile ha toccato un punto elevato di mobilitazione che richiede una scelta strategica.

 Il movimento femminile può svilupparsi solo come movimento rivoluzionario

 La manifestazione di Roma ha riempito di gioia le donne di ogni età, le anziane le adulte le giovani le giovanissime, per la constatazione diretta dell'enorme potenziale di forza di cui dispone il movimento femminile. È una gioia legittima. Ma attenzione a non fantasticare. Dopo l'esito entusiasmante della manifestazione, inaspettato per le associazioni e sigle promotrici, è esploso un eccitato indaffaramento di vecchie e nuove formazioni del movimento femminile allo scopo di vedere come gestire questo potenziale. Il nodo da sciogliere non è quello di cercare come cavalcare un movimento eterogeneo accomunato dall'antimaschilismo, dall'antisicuritarismo, dell'antifascismo e/o dell'antirazzismo ma senza una propria identità politica e sociale. Il nodo da sciogliere è come farlo andare avanti, come liberare dalle congerie di posizioni democraticiste sessiste individualiste subalterne al sistema di potere, il nucleo classista e rivoluzionario. Il nodo da sciogliere, per restare in questo ambito specifico, è quello di collegare, di unire, la lotta la battaglia contro la violenza maschile sulla donna, alla battaglia principale contro la razzia del lavoro (il supersfruttamento e la flessibilità) e la violenza totalitaria dello Stato usuraio. Quindi il passo avanti da fare è quello di costituire con la parte più avanzata e combattiva del movimento femminile il movimento rivoluzionario.     

  Milano novembre 2007.

                                                               Edizione a cura di: RIVOLUZIONE COMUNISTA 

     SEDE CENTRALE: P.za Morselli, 3 - 20154 Milano-
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24.11.07    Roma, 24 novembre: 150.000 donne in piazza contro la violenza maschile -



 Blog: Donne e rivoluzione Senza donne, niente rivoluzione

 

"La donna libera dall’uomo, tutti e due liberi dal Capitale"

(Camilla Ravera - L’Ordine Nuovo, 1921)  

Link storico: http://donneriv.blogspot.com/2007/11/roma-24-novembre-150000-donne-in-piazza.html.
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